Dalla dichiarazione dei redditi del singolo contribuente il legislatore ha previsto la possibilità di operare una detrazione IRPEF per i figli a carico, a condizione che questi abbiano conseguito nell’anno un reddito complessivo uguale o inferiore a 2.840,51 euro. Ecco una rapida ricapitolazione di come poterne beneficiare.
La detrazione prevista per i figli fiscalmente a carico è espressamente regolamentata dalla vigente normativa in materia, che prevede la seguente proporzioni di ripartizione tra i genitori:

  • 50% ciascuno, nella generalità dei casi;

  • 100% a favore del genitore che possiede il reddito complessivo di ammontare più elevato, in caso di apposito accordo tra i due.

Nel caso in cui i due genitori siano separati, come si ripartiscono le detrazioni per i figli a carico?
In caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, la detrazione spetta, in presenza di un preciso accordo tra i genitori, nelle stesse modalità previste per le coppie coniugate:

  • nella misura del 50% per ciascuno dei genitori;

  • nella misura del 100% al genitore che possiede il reddito complessivo di ammontare più elevato.

In mancanza di accordo tra i genitori invece la detrazione spetta:

  • nella misura del 100% al genitore affidatario;

  • nella misura del 50% tra i genitori, in caso di affidamento congiunto o condiviso.

Spese di istruzione
Le spese di istruzione che danno diritto a ottenere la detrazione del 19% dall’IRPEF lorda, sono quelle relative alla frequenza di corsi di istruzione secondaria di primo e secondo grado e universitaria, di perfezionamento e di specializzazione universitaria.

Conciliare lavoro e famiglia: ecco i requisiti che la lavoratrice madre deve avere per poter ottenere un bonus di 300 euro mensili da utilizzare per la baby-sitter o l’asilo nido del proprio bambino.
Le lavoratrici madri possono beneficiare del cosiddetto bonus bebè, un contributo mensile per pagare la baby sitter oppure l’asilo nido dei propri bambini.
Il contributo è di 300 euro al mese, può essere ottenuto per un periodo massimo di sei mesi (3 mesi per le lavoratrici autonome e parasubordinate) e deve essere richiesto entro undici mesi dal termine del congedo di maternità.
Il bonus bebè è, però, alternativo al congedo parentale, cioè al congedo facoltativo concesso per un totale di dieci mesi tra i due genitori dopo la maternità obbligatoria.
Se la donna decide di beneficiare del bonus bebè per un determinato numero di mesi deve quindi rinunciare, per i corrispondenti mesi, al congedo parentale.
Per accedere al bonus bebè è dunque necessario:

  • effettuare la richiesta entro undici mesi dal termine del congedo di maternità;

  • non avere già fruito dell’intero congedo parentale a disposizione (è però possibile aver fruito già di parte di esso);

  • non essere già esentati dal pagamento delle quote di iscrizione nelle strutture per l’infanzia e non disporre di altri benefici erogati dal Fondo per le Politiche della Famiglia.

Come ottenere il bonus bebè
La lavoratrice che vuole accedere al bonus deve presentare apposita domanda on line partecipando al bando nazionale pubblicato ogni anno dall’Inps (la domanda è reperibile sul sito ufficiale dell’Inps).

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 83 del 10-4-2015 il decreto attuativo Dpcm n. 38 del 27.02.2015 del bonus bebè previsto dalla Legge di Stabilità 2015.
Per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, è riconosciuto l’assegno su domanda di un genitore convivente con il figlio: l’ISEE non deve essere superiore a 25.000 euro annui.
Per i figli nati o adottati tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017 è riconosciuto un bonus annuale di 960 o di 1.920 euro; pari rispettivamente a 80 e 160 euro al mese.
Condizione per ottenere l’aiuto che è il nucleo familiare beneficiari, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio, sia in possesso di Isee in corso di validità non superiore a 25.000 euro annui. Se l’Isee non supera i 7mila euro la cifra raddoppia.
L’assegno è corrisposto dall’Inps per tre anni.
La domanda va presentata entro 90 giorni dalla nascita o dall’adozione: solo in tal modo l’erogazione del beneficio è retroattiva e decorre dalla data in cui il bambino è venuto al mondo o è entrato in famiglia (l’Inps, cioè, verserà gli arretrati). Se invece la richiesta viene fatta successivamente, l’erogazione comincerà dal mese di presentazione della richiesta.
La domanda può essere presentata anche da un solo genitore convivente con il figlio. Va presentata una sola volta per via telematica secondo modelli che l’Inps deve predisporre entro 15 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta del decreto.